SELEZIONE APIS MELLIFERA

Gli incontri, i convegni, gli appuntamenti e i corsi di apicoltura con le associazioni di apicoltura nazionali e regionali hanno quasi sempre lo stesso argomento principale: “la produzione di miele”.

Elencando brevemente i fattori che tutti conosciamo, che contribuiscono alla moria delle colonie, come: pesticidi, cambiamento climatico, impoverimento genetico e scarsità di fonti pollinifere esiste un’altra insidia ben più pericolosa ed è “il metodo arretrato di fare apicoltura”. 

Nonostante centinaia di programmi falliti di selezione di regine docili e resistenti alle malattie il metodo razionale crede ancora che può creare una “super ape” così come viene descritto nell’obiettivo finale di certe associazioni; “ceppi migliorati che manifestano caratteristiche di resistenza alle malattie, produttività, docilità o migliore capacità di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici”, un bel sogno insomma.

Ma voi, cosa volete veramente dalle api?

Troppe volte oggi la parola “salvaguardare le api e la biodiversità” viene affiancata alla produttività. Si nega la trasformazione dell’apicoltura in un mondo industriale di produrre  miele. Come se la rivoluzione agricola non abbia mai colpito questo settore.

Come si può salvaguardare la biodiversità quando migliaia di alveari ogni anno percorrono le strade del nostro paese in cerca di cibo come eserciti di locuste affamate?

Come si può salvaguardare le api chiedendo loro di produrre più del dovuto usando tecniche di manipolazione per arrivare ad alte produttività?

Nell’ultimo periodo il movimento che si sta instaurando nel nostro Paese (troppo tardi rispetto ad altri paesi)  di “un’apicoltura naturale” sembra che metta in agitazione e in uno stadio confusionale le associazione di apicoltura convenzionali, associazioni che da sempre fanno il bello e il cattivo tempo. E’ qui che “il pensiero ottuso dell’apicoltura” prende il sopravvento sugli apicoltori razionali dando il diritto di accusare e screditare ancor prima di informarsi e studiare questo movimento diverso nel pensiero e nella pratica.

Prima di giudicare un modo diverso di fare apicoltura dovrebbero iniziare a guardare il metodo convenzionale e capire se è stato studiato per il benessere delle api o per la produzione di miele.

Perché stimolare una regina a deporre?

Perché praticare il nomadismo?

Perché tenere  40, 50, 100 famiglie tutte insieme? E in che modo questo influisce sullo stato di salute della colonia?

Perché uccidere i fuchi?

Perché fermare la sciamatura?

Perché usare il foglio cereo?

Possiamo affermare che la risposta la conosciamo bene tutti.

L’apicoltura naturale non vuole obbligare “gli altri” a cambiare modo di crescere le api, ma ha l’obiettivo di informare i nuovi apicoltori su metodi nuovi di tenere le api così da poter iniziare un’apicoltura rispettosa e sostenibile. L’accusa di essere una frattura intellettuale o culturale “supportata in minima parte da basi scientifiche, ma piuttosto romantiche ed emozionali” è a dir poco ridicola.
L’apicoltura naturale, proprio in base a studi scientificisui metodi di gestione delle colonie e con studi sulle colonie selvatiche, è in grado di dire con certezza gli effetti e il malessere causato dalla gestione razionale sulle colonie di api. 

Possiamo elencare il nomadismo che influisce negativamente con la fauna selvatica, l’aumentare dell’aggressività nelle colonie, i trattamenti continuativi con i loro effeti avversi sulle colonie, la gestione sbagliata che facilità la deriva e il sacchegio ottimi vettori di parasitti e malattie.

L’apicoltura naturale ha la ferma convinzione che le api non sono animali domestici infatti, come la scienza afferma, la domesticità avviene quando una specie vegetale o animale viene resa dipendente dalla convivenza con l’uomo e dal controllo da parte di quest’ultimo. Siccome l’uomo non può è non è mai riuscito al cento per cento a controllare criteri come la riproduzione o la ricerca di cibo delle colonie, l’ape rimarrà sempre un animale selvatico in stretta collaborazione con quest’ultimo.

L’apicoltura naturale afferma che la tecnica del traslavo per produrre regine è contro producente perché indebolisce la varietà genetica delle colonie. 

Chi sostiene incontrario deve andare contro studi che dimostrano che la scelta delle future regine ha alla base una scelta genetica fatta dalla colonia.

Come fanno i programmi di selezione a scegliere geneticamente le larve quando hanno soltanto la forza di scegliere  attraverso osservazioni del comportamento esterno di una colonia?

Inoltre ricordiamo quanto sia importante l’utilizzo di api autoctone: infatti l’introduzione di nuove sottospecie crea conflitti e estinzione per le sottospecie locali e, per toccare un tasto ancora più dolente, gran parte dei parassiti e malattie sono dovute a queste importazioni.

Rispettando il lavoro altrui, la promessa di creazioni di ceppi di api miracolose dovrebbe prendere spunto dagli studi effettuati su colonie naturali che sopravvivono con la varroa messi al confronto con programmi di selezione in corso. Programmi che hanno dimostrato la maestria nella selezioni delle api per certi caratteri di resistenza, ma non la loro sopravvivenza in ambienti naturali perché i programmi di selezione lavorano su tratti unici in base alle scelte fatte a monte dall’apicoltore; invece la selezione naturale, un altro punto dell’apicoltura naturale, lavora su più fronti eliminando tutto ciò che non è necessario alla sopravvivenza della specie. Per ora la natura è riuscita per ben 10 volte, i programmi di selezione non hanno mai avuto un risultato soddisfacente così da non essere più necessario trattare le colonie.

Bisogna accettare l’esistenza di questo modo di fare apicoltura, le associazioni convenzionali di apicoltura dovrebbero essere le prime a valutare, imparare e non ostacolare ma trarre le proprie conclusioni e, cosa più importante, farsi delle domande :

Assecondiamo la colonia di api o andiamo contro il suo percorso naturale?

Perché non abbiamo mai risolto il problema varroa?

Le arnie usate in apicoltura sono a misura d’ape?

L’AANI – l’Associazione Apistica Naturale ha lo scopo di divulgare le informazioni necessarie per un cambio di direzione nel mondo dell’apicoltura perché lo scopo di chi pratica questa apicoltura è quello di salvare realmente le api senza vincoli di spesa e produttività. Su questi concetti di lavoro  e gestione delle colonie l’associazione è aperta al confronto costruttivo con chiunque ha dubbi in merito.

Il rispettare e promuovere una conservazione razionale della biodiversità della specie mischiata alla produttività e agli interessi economici per fare apicoltura da reddito, così come viene espresso da nuove associazioni di apicoltura, deve far riflettere su come l’ape viene ormai solo considerata ai pari di animali che fanno parte di allevamenti intensiviperdendo ogni libertà. 

Le api sono e rimarranno libere e selvatiche.

Cristian Andriaji

Presidente 

AANI- Associazione Apistica Naturale Italiana